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Ki Ngabei Soerodiwirjo

Ki Ngabehi Soerodiwirjo

  

Ki Ngabehi Soerodiwirjo

Pak Soero · Eyang Suro Il fondatore del Setia Hati

Chi era

Ki Ngabehi Soerodiwirjo nacque nel 1869 a Winongo, Madiun, da una famiglia aristocratica giavanese. Il nome con cui lo chiamarono i suoi discepoli — Eyang Suro, nonno Suro — non era un titolo formale ma un gesto di affetto. In giavanese, Eyang porta con sé tenerezza e autorità insieme. Era il modo in cui chi lo aveva conosciuto scelse di ricordarlo.

Il suo nome di nascita era Masdan, figlio di Ki Ngabehi Soeromiharjo. 
Cominciò a praticare il Pencak Silat a quattordici anni, nel 1883, studiando a Wonokromo e Jombang. Ma quello che avrebbe fatto di lui un maestro non fu il primo studio — fu tutto ciò che venne dopo.

Il pellegrinaggio

Dal 1887 al 1900, Soerodiwirjo percorse l'arcipelago. 
Non come un turista curioso: come un ricercatore che cercava i principi profondi dell'arte marziale indonesiana, andando direttamente alle sorgenti.

Tredici anni tra Sumatra, Bengkulu, Aceh e le scuole di Giava Occidentale. 
Studiò con maestri come Datuk Raja Batuah — trasmissione dei jurus di Padang e Lintau — e Nyoman Ide Gempol, da cui ricevette la filosofia del Tat Twam Asi. Ogni maestro gli dava qualcosa di diverso: una geometria del corpo, un principio di forza, una visione del combattimento che veniva da un territorio e da una cultura specifici.

Quando tornò, aveva attraversato più di trentacinque stili distinti di Pencak Silat. Non li aveva collezionati: li aveva digeriti.

La fondazione

Nel 1903 a Surabaya, Soerodiwirjo fondò la Persaudaraan Sedulur Tunggal Kecer — che nel 1917 prese il nome definitivo di Persaudaraan Setia Hati. Erano otto fratelli al principio, uniti dal rituale dell'air kecer.

Il nome che scelse non descriveva uno stile tecnico. Descriveva un orientamento: Setia Hati significa cuore fedele. Non fedeltà a un'istituzione o a un sovrano — fedeltà al proprio cuore interiore come guida dell'azione. In un'Indonesia colonizzata, dove la fedeltà era spesso imposta dall'esterno con la forza, quel nome portava con sé una dignità silenziosa.

Durante gli anni della sua vita a Madiun, dove lavorò come funzionario di polizia, la sua reputazione come combattente crebbe attraverso episodi documentati: duelli con pendekar di Sepanjang, con un macchinista di Cirebon colpito alla gola, con RM Apuk proiettato dalla finestra. 
Non cercava la fama. 
Ma la fama lo trovò.

Il sistema

Il corpus tecnico che Soerodiwirjo sistematizzò comprendeva 35 Jurus fondamentali, ognuno portatore di un principio specifico, ognuno radicato in una scuola e in un territorio dell'arcipelago.

Tra i principali: Betawen I e II, Cimande I–VII, Cikalong, Ciampea, Tanah Baru, Permainan Tionghoa, Padang Panjang, Linthau, Alang Lawas, Minangkabau, Solok, Fort de Kock, Kuda Batak, Sipai Minangkabau.

Il trentaseiesimo jurus — il n.29, Terlakan Monyetan-tukang — non lo trasmise mai. Aveva fatto una promessa al proprio maestro, e la mantenne fino alla morte. Quel jurus mancante è rimasto nel vuoto come un capitolo strappato da un libro: testimonianza di quanto Soerodiwirjo rispettasse ciò che aveva ricevuto.

I tre pilastri del metodo erano i Jurus (le sequenze codificate), il Langkah (le transizioni tra forma e combattimento) e il Bersambung Silat — il combattimento libero, dove tutto si metteva alla prova. Accanto al lavoro fisico, Soerodiwirjo trasmetteva l'Ilmu Kebathinan — la scienza interiore — attraverso tre livelli progressivi di iniziazione, riservati a chi era pronto a riceverli.

Le cinque condizioni

Soerodiwirjo identificò cinque condizioni necessarie per diventare davvero competenti nel Silat. Non erano un codice d'onore: erano criteri concreti, usati per calibrare l'insegnamento su ciascun allievo.

Bakat — il talento naturale. Il senso del corpo, della distanza, del ritmo. Non si crea: si sviluppa se esiste.

Pikiran cepat — la rapidità di pensiero. Non l'intelligenza analitica, ma quella corporea: rispondere prima che la mente concettuale abbia il tempo di intervenire.

Latihan keras — l'allenamento duro. Il corpo condizionato a funzionare sotto stress, dolore e stanchezza. Il limite cercato consapevolmente, non il trauma.

Sehat — la salute come fondamento, non come ovvietà. La condizione che permette al corpo di assorbire quello che il sistema richiede.

Latihan terus-menerus dengan hati ikhlas — la formazione continua con cuore sincero. La parola chiave è ikhlas: purezza di intenzione, assenza di seconda intenzione. Non si pratica il Setia Hati per ego o per competizione.

La ramificazione

Nel 1922, il discepolo Ki Hadjar Hardjo Oetomo di Pilangbango, Madiun, ottenne dal maestro il permesso di fondare una propria scuola. Hardjo Oetomo voleva portare il Pencak Silat fuori dai circoli aristocratici e renderlo accessibile al popolo e ai combattenti per l'indipendenza. Nacque così il Persaudaraan Setia Hati Terate — la Confraternita del Cuore Fedele del Fiore di Loto.

Quella ramificazione non fu una perdita ma una conferma: il sistema aveva vita abbastanza in sé da generare nuovi filoni senza perdere la propria radice. Sotto la guida successiva di Mas Imam Koesoepangat — Pandhita Wesi Kuning — il PSHT sarebbe diventato una delle organizzazioni di arti marziali più grandi al mondo.

Tra i discepoli di Soerodiwirjo ci fu anche il padre di Hardjono Turpijn, che avrebbe portato questa trasmissione in Europa nel 1966.

La morte

Ki Ngabehi Soerodiwirjo morì il 10 novembre 1944, giorno di Jumat Legi, a Winongo, Madiun. Aveva settantacinque anni. Fu sepolto nel Pesarean Winongo.

Morì senza vedere l'Indonesia libera per cui i suoi discepoli stavano già combattendo. Ma ciò che aveva costruito era già in piedi: una confraternita, un sistema, uomini che portavano il suo insegnamento dentro di sé come parte di sé stessi.

La sua tomba a Madiun riceve ancora oggi le visite di praticanti che vengono da ogni parte del mondo. Questo, più di qualsiasi titolo, è la misura di chi era.